Osservatorio sull’Europa

Com’era largamente prevedibile nessuno dei cinque candidati alla presidenza della Commissione Europea ha riportato la maggioranza. Adesso sono necessarie le intese fra i gruppi parlamentari: il che vuol dire che il programma elettorale di ciascun candidato è praticamente azzerato e per l’ elezione sarà necessario presentare un originale programma di governo di coalizione. È sulla base di questo programma che si dovrà dunque costruire una maggioranza.

parlamento-europeo

Come abbiamo spesso ripetuto, da queste ultime elezioni si applica quanto sottoscritto all’ unanimita’ nel trattato di Lisbona del 2007, cioe’ dare una forza decisiva al Parlamento europeo nel momento della scelta del presidente della Commissione:

Primo. Si è introdotto l’obbligo del Consiglio Europeo ( composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri, dal presidente della Commissione e dal Presidente del Consiglio europeo stesso. Partecipa ai lavori l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, vero organo decisionale in Europa) di far precedere qualsiasi proposta da consultazioni con rappresentanti dei gruppi al Parlamento, tenendo conto del risultato elettorale.

Secondo. Si è stabilito che il Parlamento europeo decida sulla proposta del Consiglio con una vera e propria “elezione”, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta dei suoi componenti (prima, bastava un’approvazione per alzata di mano).

Terzo. È ora previsto che, in caso di rifiuto parlamentare del nome proposto dal Consiglio, questo ha l’obbligo di indicare entro un mese un nuovo candidato. E perché passi questo secondo nome, è necessaria una nuova elezione con lo stesso quorum. C’è evidentemente il rischio di un lungo braccio di ferro. In ogni caso il Trattato in attuazione prevede comunque la natura parlamentare dell’intera procedura.

Nella complessa trattativa in atto, tre sono i protagonisti: l’inossidabile Angela Merkel dall’ alto della posizione dominante della Germania, Matteo Renzi, in forza del risultato elettorale e David Cameron, stretto nell’ angolo dal crescente euroscetticismo britannico, a cercare migliori condizioni per la permanenza dell’Inghilterra in Europa (che di solito vuol dire mantenere le prerogative nazionali a scapito delle istanze comunitarie), minacciando ogni tre per due l’ uscita dall’UE

Dopo averlo dato per “morto” nelle ultime settimane, adesso il nome di Jean Claude Junker e’ tornato di nuovo alla ribalta, come l’uomo capace di rappresentare il giusto compromesso.

MA DI QUALE COMPROMESSO SI PARLA?

Nei giorni scorsi il nostro Presidente del Consiglio si era inserito, con una qualche riconosciuta autorita’, in questa trattativa, dichiarando di non essere interessato ai nomi ma ai programmi e in questa ottica non poneva alcuna pregiudiziale nei confronti di Juncker.
“Il punto è che Juncker dovrà cambiare rotta rispetto alla politica del rigore“ si afferma all’interno del PD. E proprio un accordo sui programmi, o meglio, sul programma di rendere più flessibili i vincoli del Patto di Stabilità starebbe favorendo il lussemburghese nella sua corsa verso l’esecutivo di Bruxelles. Per Renzi “concedere più flessibilità al patto di Stabilità è la precondizione per qualsiasi tipo di accordo sulla Commissione europea”. E più flessibilità vuol dire che “alcuni investimenti pubblici produttivi devono essere esclusi dal conteggio del deficit”.
Il guaio e’ che per i tedeschi non c’è alcuna necessità di modificare il Patto di Stabilità e Crescita. “Tutti gli strumenti di flessibilità di cui abbiamo bisogno sono già contenuti nel Patto”, ha precisato Merkel. Ma questo è proprio il punto, il patto in sé non si modificherà ma si dovrà interpretare in maniera più flessibile. Su come farlo si continua a lavorare.
Insomma… la necessita’, per Renzi vitale, che i vertici UE aprano alla possibilita’ di un’Europa meno rigorista, puo’ essere affidata alle capacita’ diplomatiche di un uomo come Junker, l’interprete finora piu’ fedele del dogma del rigore e dell’ austerita’.
Se non e’ follia questa…E’ il segno di una inesorabile incapacita’ di modificare il segno politico di questa europa.
Dunque difficile prevedere che l’ Europa possa “cambiare verso”. Sara’ tutto da vedere come Renzi riuscira’ a giocare la sua carta alla presidenza di turno in Europa…Rendiamoci conto che in ballo c’e’ la fine dell’ idea di un europa unita.
Noi ci proponiamo di seguire queste vicende costantemente, cercando di capirle e di commentarle.
Ci piacerebbe se qualcun altro volesse partecipare a questo “osservatorio”

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