Un sentiero stretto per i social-democratici in Europa

L’obiettivo principale della riunione dei socialisti europei in questi giorni a Parigi è stato quello di premere per imporre un certo riorientamento della politica economica europea in favore di una maggiore crescita e di meno austerità. “Le nostre priorità – ha spiegato Hollande alla fine dell’incontro – sono innanzitutto la crescita e l’occupazione, utilizzando tutti i margini e la flessibilità del Patto di Stabilità; fare in modo che l’occupazione giovanile sia VERAMENTE la priorità di bilancio dell’Europa e lanciare un ampio programma di investimenti per avviare in particolare la transizione e l’indipendenza energetica del continente”.

I capi di governo social-democratici non cercano, comunque, di rinegoziare il Patto di Stabilità. “Utilizzare tutta la flessibilità vuol dire che rispetteremo i nostri impegni, ma che noi possiamo stabilire quali siano gli investimenti che rientrino o meno nel calcolo del deficit pubblico” – questa in particolare è la posizione italiana.

F. Hollande porterà questo orientamento al Consiglio d’Europa del 26-27 giugno, appoggiato in questo anche dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel che ha ricordato in conferenza stampa, la situazione in Germania nel 2003 al momento del piano Schroeder, quando il governo federale lancio’ un piano di riforme e di investimenti che ha funzionato proprio perché non si vollero rispettare gli obiettivi del deficit (sforamento del 3%). Il capo della socialdemocrazia tedesca ha così riconosciuto che si potrà accordare il medesimo favore anche agli altri paesi che ne avessero bisogno (Caspita, che concessione…Alla buon ora, speriamo lo capisca anche la sua socia di maggioranza nel governo tedesco))

Molte aspettative ha suscitato la nuova star della “sinistra” europea, Matteo Renzi, sul cui dinamismo durante la presidenza italiana, contano i leader socialdemocratici per smuovere il macigno-Merkel

Dunque lungo questo stretto sentiero si gioca il ruolo del centro-sinistra in Europa, e buona parte della credibilità di Renzi.

In realtà sembra profilarsi ancora lo scenario delle “larghe intese” in ambito europeo, per politiche che non cambieranno granché la condizione del lavoro e dei giovani in Europa.

Nel frattempo, con il pretesto dell’ordine pubblico, il governo italiano ha rinviato il vertice dell’Unione Europea sulla disoccupazione giovanile previsto originariamente a Torino per il prossimo 11 luglio. Difficile per noi credere che un “decisionista” così determinato come Renzi, possa rinunciare a un rinvio così in sordina dal suo percorso di “asfaltatore”.

Viene da pensare piuttosto che, al di là della urticante retorica sparsa a piene mani sul “dramma” della disoccupazione giovanile, i governi europei, in questo momento, abbiano ben poco di concreto da offrire, e preferiscano, come al solito, rimandare.

A confermare il sospetto sta il fatto che a motivare questo rinvio per conto del governo italiano ci ha pensato il ministro Poletti, impegnato nel frattempo a sviluppare gli unici progetti concreti che questa Europa (e il nostro governo) sono in grado di dispensare ai giovani, al di là della retorica: mascherare la disoccupazione giovanile tramite l’estensione del precariato come condizione “normale” dell’esistenza, esposta a tutti i ricatti per avere un lavoro purché sia e…fatevene una ragione

Intanto, chi davvero compie le scelte importanti in Europa, attraverso la politica monetaria, è la Banca Centrale. E lo fa, naturalmente, a modo suo.

Ma su questo ci ripromettiamo di parlarne alla prossima occasione.

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