Il balletto sulle politiche economiche dell’UE

Continua quell’ormai consueto (e consunto) balletto di dichiarazioni e contro-dichiarazioni tra la Germania e i suoi partner in Europa sulle politiche economiche dell’UE.

Appena qualcuno degli stati membri (il nostro Renzi ne sta facendo un punto qualificante del suo programma in Europa) fa notare quello che ormai tutti hanno capito, cioè che se non cambiano le politiche del rigore e non si avvia la costruzione di una nuova Europa più democratica, integrata e coesa, ci ritroveremo presto a fronteggiare sempre di più il populismo reazionario e il nazionalismo di ritorno, si assiste ad una timida apertura da parte di Frau Merkel che fa la parte della comprensiva perché si rende conto che nelle mani tedesche stanno i destini dell’Unione Europea, immediatamente seguita però dalle drastiche chiusure dei suoi collaboratori – la solita Bundesbank e l’altra icona dell’austerità, il ministro federale delle finanze – pronti ad ammonire duramente contro ogni allentamento dei patti, anzi, rilanciando l’alta moralità di una ulteriore disciplina di bilancio.

Più che a un contrasto politico fra Merkel e i suoi organismi finanziari, sembra di assistere al gioco del poliziotto buono e di quello cattivo, dove l’una si mostra comprensiva con le timide istanze social-democratiche degli alleati di governo, per meglio metterle a tacere sotto i colpi di maglio dell’interesse tedesco e concedere quindi solo ulteriori rinvii e compromessi al ribasso (tipico materiale politico democristiano, e in Germania sono maestri!)

Altro che stupidaggini come “battere i pugni sul tavolo”. Come Renzi sapeva benissimo sin dal principio, poche sono le possibilità di cambiamento in questa Europa a trazione tedesca caratterizzata dalle larghe intese, che purtroppo conosciamo bene anche noi (da noi sono solo meno larghe…). Non a caso i suoi programmi stanno realisticamente allungando i tempi di realizzazione. Siamo passati dai 100 ai 1000 giorni. Segno che gli effetti-annuncio del nostro primo ministro, mostrano severamente la corda e si sta sgonfiando tutta la retorica che lo distingue.

Piuttosto ci sembra che la partita si giochi soprattutto con la BCE, che in oggettiva sintonia col FMI, si rende conto che con questi parametri in Europa, ci sarà crescita e occupazione solo per la Germania (anche se poca). Anche con gli ultimi provvedimenti , la Banca Centrale Europea cerca di barcamenarsi tra la necessità di nuovi investimenti europei, i vincoli al proprio mandato e la stabilità del sistema bancario nel suo insieme.

Non potendo finanziare direttamente gli stati, la BCE cerca di stimolare le banche a finanziare le imprese attraverso complicati strattagemmi tecnici; ma, data la stagnazione in corso dell’attività economica e pressate dall’esigenza di rimettersi in sesto dai guai della crisi finanziaria del 2007-2008, queste non si vogliono esporre ai rischi di insolvenza insiti nell’economia reale e prevedibilmente troveranno sbocchi ancora prevalentemente finanziari al nuovo accesso (quasi forzoso) alla liquidità fornita dalla BCE.

Draghi ha tentato un’altra accelerazione e forse insoddisfatto per l’impatto che le sue decisioni dello scorso 5 giugno stanno avendo sul cambio dell’euro, avverte che se il tasso d’inflazione di giugno e luglio non si discosterà dal trend degli ultimi mesi, il governatore prenderà nuove misure in stile Fed (acquisto di obbligazioni direttamente dagli Stati)

Ma la Bundesbank non potrà seguirla, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Weidmann anche con riguardo al possibile indebolimento del Patto di stabilità. Il banchiere centrale tedesco ha avvertito che renderlo più flessibile potrebbe comportare uno shock negativo nell’Eurozona.

Prevedibile dunque un ristabilirsi del circolo vizioso nel quale ci avvitiamo da anni e un prossimo contrasto sempre più esplicito tra BCE e Germania.

Dentro questo fondamentale contrasto, e nella capacità di creare un fronte alternativo, stanno le possibilità dell’Altra Europa di chiedere un radicale cambiamento delle politiche comunitarie.

Cercheremo più avanti di capire meglio come sarà possibile, con quali alleanze e con quali proposte.

Proviamo a “salutare” la Presidenza di turno dell’Italia pensando a vero e proprio contro-semestre dell’Altra Europa.

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