LA BCE E’ FORSE L’UNICA PROTAGONISTA “POLITICA” IN UN’EUROPA IN VACANZA

 

I dati negativi dell’economia italiana, costringono il governo Renzi a ripensare (e rinviare ) il prossimo DEF (ex legge finanziaria).

Se le previsioni di crescita erano dello 0,8% la scorsa primavera, il mancato effetto sui consumi degli italiani (non)indotto dagli 80 euro elargiti in busta paga (molti lo avevano previsto, ma erano solo i soliti gufi) imporra’ una revisione complessiva dei conti che si stima da piu’ parti non inferiore a 20 miliardi, molto difficili da trovare visto le difficolta’ della revisione della spesa pubblica, considerata finora il rimedio universale a tutti i fabbisogni di cassa.

Inoltre la mancata crescita comportera’ il rischio di non raggiungere l’ obiettivo del contenimento del rapporto deficit/PIL al 3%, indispensabile per presentarsi con i conti in ordine nel braccio di ferro che Renzi sta conducendo in Europa su vari fronti, per primo quello di ottenere maggiore “flessibilita’” nell’ applicazione dei vincoli di bilancio ed avere cosi’ piu’ margini di spesa.

Il tutto in una situazione europea che registra (Mario Draghi dixit) “una crescita moderata e irregolare in un contesto di bassissima inflazione”, minacciata pure dalle tensioni geo-politiche diffuse nei vari scenari.

Sembra insomma che questa fase dell’economia globale non possa contare in questo momento su alcuna “locomotiva” in grado di trascinare la domanda internazionale, dunque la crescita. Nemmeno la Germania da noi, che anzi comincia a mostrare segni di rallentamento.

Senza contare la “prudenza” cinese, la lentezza della ripresa americana e il prossimo cambiamento di strategia della FED che promette la fine del “danaro facile” (MA PER CHI?)

Sembra che in Europa ci siano intanto delle evoluzioni nelle posizioni dei vari attori.

L’ Italia, a dispetto dell’ arroganza renziana, sembra ritornata l’osservata speciale dell’ ultimo periodo B.

Inquietante il motivo scatenante di questa diffidenza: i dissidi tra Renzi e il commissario Cottarelli e il dubbio conseguente sulla possibilita’ di riforme (le loro) nell’irredimibile Italia chiacchierona, sembrano richiamare tristemente quelli che furono i contrasti tra B. e Tremonti che condussero prima alla lettera della BCE e poi alle tensioni sul rifinanziamento del debito sovrano. Inquietanti gli stessi motivi politici di fondo del dissenso: l ‘impopolarita’ delle misure di tagli e tasse, imposte dal rispetto dei conti, per dei cultori del consenso mediatico-populista come i nostri due rappresentanti-modello di una certa italianita’.

E, a rafforzare il parallelismo, l’ intervento ancora della BCE a sottolineare la “delusione” sullo stato delle promesse (e strombazzate) riforme in Italia, con la garbata minaccia (che per qualcuno e’ un desiderio) di “commissariamento” da parte di una Troika ammorbidita dallo studio attento delle conseguenze sociali dei suoi diktat. (I GRECI DOVREBBERO COME MINIMO INFURIARSI PER ESSERE STATI CARNE PER ESPERIMENTI A FREDDO DI POLITICHE ECONOMICHE CHE HANNO STRAVOLTO LE VITE DI MILIONI DI PERSONE E CHE ORA VENGONO GIUDICATE “UN PO’ FORTINE” DA CHI NE HA FINO A IERI DECANTATO LA NECESSITA’- LA MEDICINA PER QUANTO AMARA VA PRESA, DICEVANO MOLTI DOTTORONI…).

Ma forse questa volta la Banca Centrale di Draghi non vuole solo “tirare le orecchie” al buon Renzi. Forse, oltre alle convenzionali o meno politiche monetarie, sta cercando di indicare una strada all’Europa intera, proponendo una sua agenda, di fatto, tutta politica (anche se non puo’ dirlo esplicitamente).

Gli interventi di questo agosto e soprattutto quello durante la allegra gita fra banchieri centrali in Colorado, potrebbero far pensare a qualcosa di piu’ che un puro interventismo tecnico.

Forse rappresentano un larvato tentativo di fare pressione per una via d’ uscita dallo stallo politico ed economico di un’Europa che in questo assetto attuale non porta da nessuna parte, se non a una sua implosione.

Proveremo a vedere piu’ avanti quali possano essere la visione e gli stimoli che la BCE propone, a cominciare dalla richiesta di “cessione di sovranita”’, forse non indirizzata solo al monello fiorentino, ma a tutta la politica (da commissariare e mettere da parte per manifesta impotenza? L’ eterno vizio delle illusioni tecnocratiche? Cercheremo di capire ).

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