Elezioni regionali, i nostri candidati: Daniela Passeri

Attiva nei Gruppi di Acquisto Solidale e nell’Associazione della Decrescita, ho aderito al Manifesto per un soggetto politico nuovo che ha dato vita ad ALBA (2012); ho partecipato alla campagna referendaria “Meno 8, più 18″ per i diritti del lavoro; sono stata candidata in “Sinistra per Siena” (2013) ed ho creato il primo comitato italiano de “L’Altra Europa con Tsipras”.
Nel gennaio 2015 ho partecipato alla Brigata Kalimera in Grecia.
Per 20 anni giornalista, oggi tengo corsi su Sostenibilità ambientale e cibo. Ho curato il libro “Viaggio nell’Italia del Beni Comuni”.

Perché mi candido

Ho accettato questa candidatura per contribuire a costruire un’alternativa democratica al pensiero unico dominante che vuole tutto privato, mercificabile, senza regole. Non sopporto le poltiche di austerità imposte dalle oligarchie europee. Ho accettato questa candidatura anche perché occuparmi di politica mi appassiona e mi fa stare bene. E vorrei contagiare chiunque: c’è molto bisogno di partecipazione.

Non voglio che la Toscana diventi l’avanguardia nella speriementazione del Jobs Act; vorrei invece un piano straordinario per il lavoro perché oggi solo lo Stato può ricreare le condizioni per l’occupazione. Non intendo assistere passivamente allo sgretolamento dei diritti conquistati faticosamente dalla generazione che mi ha preceduto.
Per la Toscana vorrei l’espansione dell’agricoltura biologica e naturale, che protegga il suolo e le acque, mitighi i cambiamenti climatici e produca cibo di alta qualità ad alta intensità di lavoro e meno spreco di cibo. Basta con le monoculture che stravolgono il paesaggio, erodono il suolo e non rendono nemmeno più.
Voglio una sanità pubblica e diffusa sui territori. Senza sprechi, al servizio di tutti. Lo stesso per la scuola e i trasporti.
Non è più tempo di grandi opere e grandi infrastrutture. Ci sono già. Servono piccoli investimenti diffusi sul territorio, che distribuiscano risorse. Dopo la sbornia della globalizzazione, oggi serve una ri-localizzazione dell’economia, che non significa bloccare il commercio internazionale, ma costruire nuove regole per renderlo più democratico, al servizio delle persone e ridare slancio e linfa all’economia dei territori.
Voglio più democrazia. Non penso di chiedere troppo. L’efficienza verrà da sé.

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