Un piano che uccide il rapporto alunno-docente

[Tratto dal Granello di Sabbia di Ottobre 2014: “La Buona ScuolAzienda”, scaricabile qui

DAL DIARIO DI UNA MAESTRA

“Io voglio una riforma che mi parli di schiere di bambini che cantano, passeggiano, che scoprono insieme la vita, la sua matematica e la sua poesia, la sua musica, i suoi abitanti fragili e meno fragili. Una riforma che liberi dal monitoraggio e dai quiz continui, che mi dia tempi e strumenti, spazi da frequentare ed abitare, senza i “lacciuoli” delle circolari e dell’orrendo registro elettronico, che fa attendere i miei alunni gli toglie il mio sguardo. Voglio una riforma che ridia fiato alla fantasia, all’individualità e ai tempi di ciascun bambino, che non mi costringa a diventare una burocrate perfetta….”

Ci sembra che in questo brano “vero” di diario siano condensate tutte le motivazioni che ci portano a respingere il piano Renzi che, con un linguaggio roboante e populista, pretende di dettare le linee guida del nuovo modello di scuola pubblica, stravolgendone l’impianto costituzionale e democratico, con una parificazione tra scuole statali e scuole private.

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La scuola di Davide

Difficile iniziare a parlare di scuola in tempi come quelli che stiamo attraversando, nei quali siamo costretti ad assistere ad un attacco quotidiano, strutturale e costante, pericoloso nella sua invisibilità carsica, alla idea stessa di istruzione.

A testimoniare queste preoccupazioni, una immagine – tra mille altre – mi viene alla mente. Nel clou dell’edizione 2014 della ben nota convention renziana della Leopolda (la prima “di governo”), il finanziere Davide Serra, che forse un po’ troppo spesso sente gravare su di sé l’ineludibile responsabilità di esprimere la propria illuminante opinione su argomenti ormai sempre più disparati, ha tenuto a renderci partecipi (oltre che di alcune sue approfondite riflessioni in materia di sciopero, che abbiamo appreso essere un costo e non un diritto) della sua visione in tema di istruzione e di futuro.

Diamo spazio alle parole usate, non credo si possa fare di meglio: “La cultura umanistica ha fatto il suo tempo. Deve diventare cool, figo, diventare matematici. Lo dico sempre ai miei bambini”.

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